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L’EMIGRAZIONE SAMBENEDETTESE 
di Giuseppe Merlini  

Subito dopo l’unità d’Italia San Benedetto da piccolo borgo marinaro inizia ad assumere sempre più le sembianze di piccola cittadina rivierasca. Nel 1870 si avevano: 680 abitazioni di cui 61 con corte e 5 con stalla, 93 orti censiti all’urbano, 44 botteghe, 255 luoghi terreni, 1 ospedale, 1 teatro, 1 stabilimento balneare, 3 chiese, 3 frantoi di oliva, 1 stabilimento bachi, 4 fornaci da mattone, 1 fornace per vasaio, 2 forni da pane, 1 forno per legna, 1 tintoria, 2 molini da grano, 1 scuola, 1 pescheria, 1 mattatoio.

Un paese in costante crescita, una comunità che si arricchiva di giorno in giorno di nuove braccia lavorative e di nuove famiglie che ivi arrivavano provenienti dal più generale contesto Adriatico e dall’interno. Per quanto riguarda il fenomeno demografico, possiamo affermare senza ombra di dubbio, che San Benedetto, nel corso dell’epoca moderna non ha avuto un’elevata emigrazione verso altri contesti, semmai dal XVI al XX secolo ha registrato un elevatissimo tasso immigratorio. Ciò è vero facendo comunque un paio di eccezioni che riguardano:

-         i sambenedettesi predati dai turchi nel 1803 e portati a Tunisi e ad Algeri come schiavi e rilasciati solo nel 1815 per intercessione del governo inglese; diversi di loro però non preferirono tornare in patria e lì rimasero mettendo su famiglia;

-         tutti quei marinari che nella seconda metà dell’ottocento emigrarono lungo la costa Adriatica soprattutto a sud (Giulianova, S. Vito Chietino, Castellamare Adriatico oggi Pescara, Ortona, Vasto ecc) e quei sambenedettesi che intorno al 1850 – 1860 si portarono ad Anzio e Civitavecchia;  

           Ma il fenomeno emigratorio che investì tutta la penisola tra la fine dell’800 e buona parte del ‘900 non lasciò di certo indifferente la comunità sambenedettese.

           La flottiglia peschereccia intorno al 1907 contava circa 150 barche a vela con un “popolo del mare” composto da 500 facchini di marina, 80 carpentieri e calafati, 600 funari o filatori di corde o spago, 300 operaie per la manifattura per le reti da pesca, 150  operai montatori e riparatori di reti, 30 operai per la tintura delle reti e delle vele, 100 facchini per lo scarico e carico merci.  

           Questi dati possono essere meglio compresi se consideriamo che dalla fine dell’800 iniziò la massiccia e ripetitiva emigrazione di barche e di uomini verso Viareggio, La Spezia, Bocca di Magra, Lerici, Porto Venere, Anzio, Cesenatico, Zara, Fiume, Lussino.

Per quanto riguarda il contesto alto-tirrenico le motivazioni vanno ricercate soprattutto: nell’esperienza che molti giovani sambenedettesi facevano nell’orbita di Livorno – La Spezia – Genova attraverso il servizio militare e nell’esistenza in quei contesti di approdi più sicuri rispetto alla “spiaggia aperta” della costa medio adriatica.

           Nello stesso periodo molti sambenedettesi iniziarono ad emigrare nell’America latina a Buenos Aires e a Mar del Plata (imbarcandosi su Piroscafi con la qualifica di fuochisti), e moltissimi a Chicago Heights. Da quest’ultima tappa, quelli di estrazione marinara e quelli che non trovarono lavoro nelle fabbriche, seguendo come operai la costruzione della ferrovia, emigrarono successivamente verso l’ovest, verso il “mare” approdando dapprima a Connejsville sull’estuario del fiume Sacramento, poi a S. Diego in California. Qui, dopo una breve esperienza di pesca locale, si spinsero a pescare verso altri mari, giungendo persino a catturare il merluzzo in Alaska.

Da un giornale dell’epoca:

La scarsità dei marinai deve attribuirsi a varie cause. Abbiamo una fortissima emigrazione in America. Nell’anno 1901 sono partiti per l’America 79 persone, 90 nel 1902, 71 nel 1903, 105 nel 1904 e 222 nel 1905… più di cento marinai si recano, da qualche anno, vicino alla Spezia e ottengono discreti guadagni.

Da una lettera inviata dal Parroco della Chiesa S. Maria della Marina Mons. Francesco Schiocchetti, al Vescovo della diocesi in data 15 Marzo 1914 rileviamo i dati che riguardano l’emigrazione nel quinquennio 1909 - 1913:

 

 

 

 anni

 emigrati

 famiglie intere

1909

255

6

1910

252

4

1911

194

5

1912

443

9

1913

553

8 

Gli emigranti si dirigono principalmente nell’America del Nord: a Chicago Heights, S. Francisco, Connesville, Alaska. A Chicago vi è un grande nucleo dei nostri emigrati colle moglie e figli [….] Molti si recano a Buenos Aires ed in altre città dell’Argentina [….] La causa dell’emigrazione è quasi sempre la mania di arricchire, non mancando il lavoro nel nostro paese tanto per i pescatori che per gli agricoltori […] Nell’interno l’emigrazione è tutta di pescatori per le spiagge di Spezia, Viareggio, dove la vita è meno faticosa e più remunerativo il lavoro per l’esistenza di porti e di canali per l’ancoraggio delle barche da pesca. 

           In quegli anni a San Benedetto scese in mare il primo battello peschereccio con motore ausiliario varato in Italia, su iniziativa di quel medesimo “parroco del mare”, Don Francesco Sciocchetti; egli infatti nel maggio del 1912, fece varare sulla Spiaggia di San Benedetto del Tronto il “S. Marco”, la prima barca portapesce con un motore a bordo. Per la particolare “vocazione” nei confronti di quel popolo di cui egli stesso faceva parte, Mons. Francesco Sciocchetti preferì emigrare a San Francisco in California per seguire molti dei suoi parrocchiani. 

Di queste massicce emigrazioni, ancora oggi, a Chicago Heights, San Diego, Mar del Plata e Viareggio esistono memorie presso le comunità di sambenedettesi che hanno mantenuto rapporti con la terra d’origine. 

Per comprendere questo fenomeno di portata considerevole e rimanendo all’ambito italiano, diciamo che nella sola Viareggio, i discendenti dei sambenedettesi sono un quinto della popolazione, cioè a dire circa 15.000 individui.

Un emigrazione particolare quella del contesto viareggino iniziata sul finire dell’800, con una punta massima tra il 1914 e il 1920 e proseguita sino ai giorni nostri. Quegli uomini costituenti i primi nuclei emigrati nel centro toscano, iniziarono a richiamare fratelli, cognati, amici e compari. Molti tornavano a S. Benedetto a prendere moglie o solo per acquisti di reti, corde e cavi; un continuo rapporto quindi con la terra d’origine.

Da uno studio condotto alcuni anni fa dall’Istituto di Ricerca per le fonti della Storia Marinara Picena di San Benedetto è emerso che i Viareggini di origine sambenedettese sono: Balloni, Basti, Brandimarte, Bruni, Collini, Consorti, Cosignani, Di Carlo, Di Domenico, Del Zompo, Fanesi, Feliziani, Fiscaletti, Giuliani, Grossi, Guidi, Guidotti, Lagalla, Latini, Libbi, Liberati, Massi, Maccaferro, Marinangeli, Marconi, Mazza, Massetti, Melchiorri, Merlini, Moretti, Mosca, Novelli, Paci, Palanca, Palestini, Palma, Pandolfi, Paolini, Patrizi, Papetti, Pignati, Poliandri, Pompei, Quondamatteo, Romani, Re, Ricci, Rosati, Rosetti, Sabatini, Santirocco, Sciarra, Scipi, Spazzafumo, Spina, Tavoletti, Trevisani, Urriani, Voltattorni e tantissimi  altri. 

Di differente portata e condizione invece l’emigrazione a Chicago Heights che investì oltre a San Benedetto anche Acquaviva, Grottammare, Monteprandone, Ripatransone, Cupra Marittima e altri centri della “bassa marca Picena”. Molti i discendenti quindi non solo dei sambenedettesi ma di tante altre famiglie originarie della nostra provincia. Appunto per questo oggi la Marchegiana Society of Chicago Heights è una delle più grandi ed importanti dell’Illinois. 

Mar del Plata è l’altro centro che ha accolto tantissimi uomini appartenenti al contesto marinaro. “L’America povera” come risuona dalla viva voce delle persone più anziane per identificare quella parte del nuovo mondo, ove mancavano le condizioni e le strutture favorevoli per gli emigranti rispetto al più ricco ed organizzato nord. Ma con tenacia, iniziativa e tanta voglia di lavorare i nostri concittadini del contesto marinaro lì sono rimasti riunendosi con gli altri italiani. Recentemente a Mar del Plata per volere di alcuni sambenedettesi lì trapiantati (Contessi e Palestini) è stata costruita una chiesa che porta il nome di San Benedetto Martire in onore del nostro e loro Santo Patrono. Date le condizioni, oggi, possiamo definire Mar del Plata la San Benedetto sudamericana.   

Non per puro caso quindi San Benedetto è gemellata con Viareggio, Chicago Heights, Mar del Plata, città ove i sambenedettesi sono arrivati iniziando ad accrescere l’economia dei centri da loro scelti come nuova dimora.

E’ ovvio che questi sono gemellaggi detti “di sangue” e ciò si giustifica col fatto che Viareggio, Chicago Heights, Mar del Plata sono città ove ancora oggi si possono ascoltare i nostri termini dialettali e città dove si respira quella particolare aria sambenedettese. 

La toponomastica sambenedettese in zona portuale ricorda con Piazza Chicago Heights, Piazzale Mar del Plata e Parco Città di Viareggio i centri che hanno accolto tutti i nostri concittadini.

 

  

Piccola storia dell'emigrazione

Città gemellate 

alfortville

chicago heights

mar del plata

sebenico

steyr

trinidad

viareggio

 

 

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