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E’ oramai quasi certo che Beatrice Piacentini – Rinaldi non ebbe il merito di essere stata la prima a scrivere in dialetto sambenedettese. 

Sembra infatti che molti anni prima di lei, un tal Raffaele Palestini intorno agli anni 20/30 del XIX secolo, scrisse in versi la prima canzone popolare sambenedettese dal titolo “Patre Pizze e Dunn’Andò, in riferimento ad una polemica sorta tra Gioacchino Pizzi (protoparroco della Chiesa di S. Maria della Marina) e Don Antonio Pajelli sulla costituzione di una chiesa colleggiata o sulla costruzione della nuova Chiesa della Marina. Sappiamo poi dalla storia che ebbe la meglio Padre Pizzi.

Comunque il merito che va riconosciuto alla Piacentini è quello di essere riuscita in maniera sistematica a pubblicare le testimonianze delle tristi scene di famiglia e della strada dei sambenedettesi. La maestrina del Paese Alto, la nobile sudentrina, raccolse dalla viva voce e a preferenza da labbra femminili le più schiette manifestazioni dell’animo popolare riuscendo ad essere interprete di quel borgo marinaro di inizio secolo.

Contemporanei e dopo di lei tanti altri “figli sambenedettesi” misero in versi il loro amore per la propria terra d’origine: Giovanni Vespasiani, Ernesto Spina, Francesco Palestini e tanti altri sino ai giorni nostri.

 

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