Sei in: "La casa sul mare" di Robert Guédiguian

"La casa sul mare" di Robert Guédiguian

Locandina
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dove
Giardino ex-GIL Sede UNICAM
 
quando
13 luglio alle ore 21:30
 
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a cura di

Uci Cinema (Palariviera)

 
 
 
 
 
 
IL FILM DEL MEREGHETTI   «La casa sul mare»: ritratto di un mondo sconfitto ma non rassegnato Tre fratelli fanno i conti con il passato nel racconto delicato di Robert Guédiguian

È una storia di persone sconfitte. Ma non rassegnate. Una storia di uomini e donne che hanno lottato per le loro idee e si sono accorti di essere rimasti indietro, superati da una Storia che è andata in un’altra direzione. Senza però rimpiangere né rinnegare niente. In Francia potrebbe ricordare la parabola dei socialisti (anche se il film è stato pensato e scritto ben prima della sconfitta di Hollande. E da un regista, Robert Guédiguian, che si è sempre schierato a sinistra dell’ex presidente), in Italia quella del Pd, tenendosi però molto lontano dai nominalismi che tanto piacciono ai commentatori. Al centro di «La casa sul mar»e c’è il ritratto di un mondo che ha perso la sua capacità di fare presa sulle cose, ma non per questo pensa di aver sbagliato: si è accorto che le proprie idee non vanno più di moda (non sono più «chic» direbbe con una smorfia di disgusto il protagonista del «Filo nascosto»!) ma non vuole tradirle. E per questo si ritira in disparte, nella calanque di Méjean, vicino a Marsiglia, quella su cui si affaccia «la villa» (così il titolo originale) dove forse potrà ritrovare nuova forza ed energia.

E non è un caso che l’occasione per riunire lì i fratelli che non si vedono da troppi anni — Angèle (Arianne Ascaride), Joseph (Jean-Pierre Darroussin) e Armand (Gérard Meylan) — sia la malattia del vecchio padre, il suo essere costretto all’immobilità e al silenzio, metafora troppo ghiotta per essere ridotta a una sola interpretazione. Che ognuno vi legga quel che vuole, lui non è più in condizione di replicare. Proprio come fa di fronte alle accuse o alle rabbie dei figli, ognuno con qualche ragione per mettere in discussione i suoi passati comportamenti, che il regista e il suo cosceneggiatore Serge Valletti ci fanno scoprire scena dopo scena. Senza che però il film diventi un melodramma di verità e controverità, di vendette o ripicche. Ci sono delle tragedie: la figlia di Angèle è annegata bambina forse per distrazione del nonno, i vicini di casa Martin e Suzanne (Jacques Boudet e Geneviève Mnich) sono troppo stanchi per continuare a vivere. Ci sono dei dolori: la storia di Joseph e della sua «giovanissima» fidanzata Bérangère (Anaïs Demopustier) è arrivata alla fine. Ci sono degli amori che forse sbocceranno e c’è l’irruzione della realtà in questa specie di oasi protetta, con i soldati che pattugliano alla ricerca di immigrati.

 

 

Tutto questo però è raccontato senza stridii, urla o disperazioni, con la grazia delicata e malinconica di chi ha fatto sua la lezione di Renoir («il tragico della vita è che tutti hanno le loro ragioni») ma ha imparato ad andare anche più in là, fino ad accettare di essere messo in disparte. Senza però dover abdicare alle proprie idee. A conquistare e affascinare è proprio questo tempo sospeso, questa atmosfera rarefatta dove niente è nascosto (la sceneggiatura sa mettere in risalto i caratteri di ognuno, specie i difetti o le manie) ma tutto viene raccontato con delicatezza e sensibilità, senza per questo doversi nascondere in qualche limbo rassicurante. Bastano poche battute tra Joseph e il militare di ronda per riportare il film dentro la concretezza della realtà, che Guédiguian non vuole mai cancellare. Piuttosto vuole raccontarla da un’altra angolazione che non è quella compiaciuta del militante che ha sempre ragione (il peccato in cui rischia di scivolare Ken Loach) né quella che non vede errori o passi falsi (la tentazione di tanto cinema progressista, hollywoodiano e non). Lui e il suo film hanno scelto di riflettere sul valore delle idee incarnate dai suoi personaggi — l’arte, l’impegno, la perseveranza — per difenderne i principi ma anche fare i conti con la difficoltà che quelle idee incontrano ad incidere sulla realtà.

È per questo che l’epilogo (tutto da scoprire, con i tre fratellialle prese con un commovente imprevisto) resta come sospeso, incompiuto. Guédiguian è troppo intelligente per sapere che le cose non potranno continuare come sembra farci credere il film e la realtà prima o poi verrà a presentare le proprie richieste. Ma quell’eco che alla fine riempie la scena forse vuole dirci che insieme alle voci potranno tornare anche altre condizioni di vita e di speranza. Più belle e più felici.

 

Fonte: https://www.corriere.it/spettacoli/18_aprile_09/casa-sul-mare-ritratto-un-mondo-sconfitto-ma-non-rassegnato-robert-guediguian-905189ea-3b5c-11e8-a583-1c5ca1ebe852.shtml