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Il porto

Quello di San Benedetto del Tronto è il più meridionale dei porti delle Marche ed è formato dal Molo Nord, interamente banchinato, e dal Molo Sud. Il porto ospita una cospicua flotta di pescherecci ed è il secondo porto per importanza delle Marche. La pesca è prevalentemente a strascico, ma vi si effettua anche la pesca dei molluschi con draghe manuali e la “piccola pesca”.

La mancanza di un porto ha implicato per diversi secoli l’approdo sulla spiaggia aperta, con dispendio enorme di energie e di tempo per il varo in acqua e la rimessa a terra delle imbarcazioni. Tale situazione è perdurata sino a quando non si riuscì, intorno ai primi anni del Novecento, a costruire due piccoli bracci (molo nord e molo sud) perpendicolari al litorale.

 

Anni ‘10

Il lungo iter progettuale per la realizzazione del porto di San Benedetto del Tronto, voluto dall’Amministrazione Comunale e fiancheggiato dall’on. Luigi Dari, sottosegretario ai Lavori Pubblici ed eletto parlamentare proprio nel collegio sambenedettese, si conclude nel luglio del 1908 con la firma del contratto tra l’ente appaltante e la ditta aggiudicatrice dell’appalto, per la costruzione del primo braccio del molo nord.

Nel 1912 viene ultimata la realizzazione del primo tratto di molo nord, che verrà prolungato - mediante ulteriori lavori che termineranno nel 1918 - con il raggiungimento della lunghezza complessiva di 230 m.

Nel 1919 iniziano i lavori di costruzione del primo tratto di molo sud, facendo assumere all’area di spiaggia interessata un primo aspetto di porto strutturato con due pennelli-scogliera perpendicolari al litorale.

 

Anni ‘30

Altra tappa fondamentale nella realizzazione del porto di San Benedetto del Tronto è rappresentata dagli anni ‘30.

Il decennio ‘30-’39 vede la diffusione e la relativa affermazione delle imbarcazioni a motore rispetto a quelle a vela relegate, ormai, ad una pesca di nicchia; questa variazione risulta determinante nell’evoluzione della struttura portuale che necessita sempre più di uno specchio d’acqua tranquillo, di un fondale più profondo e di banchine fruibili per l’attracco dei natanti e lo sbarco del pescato. Bisogna inoltre affrontare l’annoso problema dell’insabbiamento che troppo spesso rende inutilizzabile parte del porto.

Sulla scia di tutte le considerazione sopra esposte, si procede alla realizzazione di un ulteriore prolungamento del molo nord, lavori che si protrarranno fino al 1932, ma soprattutto negli anni 1935-1937 con la costruzione di 642 m. di molo sud.

 

Il Periodo Bellico e Post Bellico

Il periodo bellico, tra il 1940 ed il 1945, fa scrivere al porto ed all’intera marineria sambenedettese una delle pagine peggiori della loro storia.

Molti motopescherecci vengono requisiti ed usati per usi paramilitari, le attività di pesca sono quasi totalmente sospese e la struttura portuale è costretta a subire danni dovuti all’incuria ed alla mancata manutenzione che ne provocano un progressivo insabbiamento, ma soprattutto è obiettivo di diversi bombardamenti che la danneggiano pesantemente rendendola quasi inutilizzabile. A questi si aggiungono decisivi interventi di sabotaggio da parte delle truppe tedesche in ritirata.

Il decennio post-bellico si presenta come un periodo di intenso lavoro per la marineria e l’intera cittadina sambenedettese, in quanto bisogna ricostituire la flotta peschereccia andata quasi totalmente distrutta, ma soprattutto occorre riparare le falle presenti sui due moli, ricostruire la banchina di riva fortemente danneggiata e quasi inutilizzabile, rimuovere i relitti affondati presenti all’interno del bacino, riadattare e riparare tutti gli edifici atti ad ospitare i necessari servizi accessori all’attività marinara ed infine programmare ed eseguire nuovi lavori di ampliamento e miglioramento dell’area portuale.

 

Anni ‘60

Altro periodo di particolare rilevanza è rappresentato dagli anni ‘60 in cui si assiste ad una nuova variazione della flotta sambenedettese che, seppur mantenendo le caratteristiche tecniche di pesca locale, con altre imbarcazioni tecnicamente più avanzate, si espande verso la cosiddetta “pesca mediterranea” e quindi “oceanica”. Cambiano le barche, i sistemi e i luoghi di pesca e si assiste anche ad un forte incremento delle attività commerciali, che in questo decennio raggiungono i massimi livelli di espansione e di produttività.

Il porto deve adeguarsi, lo specchio d’acqua non è più sufficiente ad ospitare tutti i natanti, ma anche le infrastrutture ed i servizi di completamento di detta area devono essere realizzati o aggiornati. Nel biennio 1962/63 vengono realizzati lo scalo di alaggio ed il relativo prolungamento della banchina a sud dello stesso.

Il 30 marzo 1968, presso l’Ufficio del genio Civile per le Opere marittime di Ancona, viene presentata la Proposta di Aggiornamento del Piano Regolatore ed Ampliamento del Porto di San Benedetto del Tronto, piano che prevedeva la realizzazione di un terzo braccio a nord di quello esistente.

 

XXI Secolo

Anche gli ultimi tre decenni sono caratterizzati da lavori di adeguamento e miglioramento delle strutture portuali.

Tra le molteplici opere eseguite nel corso di questi anni è utile ricordare la graduale realizzazione ed ampliamento delle banchine lungo tutto il perimetro interno dello scalo, opere necessarie per ridurre prima ed eliminare poi tutte quelle zone sabbiose, ancora largamente presenti all’interno del bacino portuale negli anni ‘70, inutilizzabili per l’attracco e pericolose per le imbarcazioni; la costruzione della nuova sede della Capitaneria di Porto; la ristrutturazione del mercato ittico e la nuova asta del pescato; l’approntamento dei nuovi moli turistici; la razionalizzazione dei punti di rifornimento (combustibili ed acqua); infine le opere di arredo urbano (monumenti , illuminazione etc. ) che seppur non sempre strettamente collegate alle attività portuali hanno contribuito a rendere tale area fruibile e interessante anche dal punto di vista turistico.

 
 
 
 

 
 

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