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San Francesco di Paola

Seppur edificata nel territorio di Grottammare, la chiesa di San Francesco richiama, da sempre, una gran quantità di fedeli sambenedettesi, soprattutto quelli di estrazione marinara che, sull’esempio dei loro padri e dei più vecchi, hanno avuto in eredità la devozione per il santo Francesco originario di Paola (Cosenza).

Da sempre i sambenedettesi hanno invocato questo Santo affinché venisse in soccorso delle proprie vite e delle proprie imbarcazioni, il più delle volte preda della furia del mare; ma San Francesco veniva invocato anche a terra da parte dei parenti dei marinari, nei giorni di burrasca o con il mare grosso. Il santuario da sempre è meta per la deposizione di “ex- voto”, quadretti acquerellati e corone d’inaugurazione delle barche.

Infatti, per i casi di pericolo o per la paura di qualche perdita in mare, vi si portavano “voti” e serti o corone di fiori che già avevano adornato le barche nel giorno del primo varo oppure vi si portavano anche dei piccoli quadri in acquerello rappresentanti burrasche. Nel corso del novecento i marinai hanno iniziato a deporvi anche le loro foto o quelle delle proprie imbarcazioni.

Soprattutto le donne invocavano fortemente il Santo al sopraggiungere di qualche nefasto temporale o fortunale ed erano solite riversarsi sulla spiaggia, fino al livello della chiesa, per invocare il suo immediato soccorso. In quei casi il vociare accorato delle donne sulla spiaggia amplificava il frastuono delle onde che si scagliavano sulla riva.

La chiesa, di modeste dimensioni, venne edificata intorno alla seconda metà del settecento e per moltissimo tempo è stata cappella privata. Fin da subito fu meta di pellegrini e ancor oggi famiglie sambenedettesi di estrazione marinara sono solite recarsi nel tempietto il martedì dopo Pasqua: la mattina presto per la Santa Messa e nel primo pomeriggio per la consueta scampagnata annuale. La campagna attorno alla chiesa si popola d’un tratto: comitive si stendono sull’erba con il fiasco di vino, bomboletti di mare, uova sode ed altre pietanze doverosamente portate da casa.

E’ questa una tradizione che si perde veramente nella notte dei tempi, da quando le scampagnate erano volgarmente dette “passar l’acqua” perché identificative dell’attraversamento dei torrenti, sprovvisti di ponti.

Si tratta di una tradizione pasquale secolare, quindi, così come l’addobbo della prua e dell’albero delle imbarcazioni con le palme benedette.

 

 

Immagini di chi chiedeva protezione fotografate da Domenco Ballatore

 
 

 
 

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